Intervista a Federico Figlia di Granara e Caterina Sedmak — Una stagione da protagonisti nel Nacra 17

Una stagione che li ha consacrati tra i team più promettenti del panorama internazionale: Federico Figlia di Granara e Caterina Sedmak hanno vissuto un 2025 straordinario, conquistando il titolo Europeo Junior, un podio mondiale, un secondo posto al CICO e dimostrando una crescita rapidissima in un classe complessa come il Nacra 17.

Un Europeo vinto, un podio mondiale e un secondo posto al CICO… come descrivereste questa stagione 2025?
È stata una stagione davvero soddisfacente, una di quelle che, nonostante fossimo insieme da pochi mesi (solo da maggio), possiamo definire straordinaria e indimenticabile. In così poco tempo, partendo da zero, abbiamo entrambi dato il massimo e siamo riusciti a chiudere oltre le nostre aspettative e ambizioni.

È la vostra prima stagione insieme sul Nacra 17: com’è nata questa collaborazione?
CATERINA: La nostra collaborazione è nata a maggio dell’anno scorso io ero reduce da un infortunio in FX e non potevo più proseguire con la mia precedente compagna. La federazione mi ha quindi proposto di regatare con Federico. Allo stesso tempo, Fede era alla ricerca di un equipaggio Under 24; così è stata proprio la federazione a formare il nuovo team. Fin dall’inizio si è creata una buona sintonia, che ci ha permesso di lavorare bene insieme.

Federico, tu arrivavi da un’esperienza nel 49er dopo gli anni in 420: cosa ti ha spinto a cambiare classe e a salire su un catamarano foiling?
FEDERICO: Dai tempi del 420 ho sempre pensato che il Nacra poteva essere la barca giusta per me , ma nei miei sogni c’era prima un quadriennio in 49er con mio fratello Riccardo a cui sono molto legato.
Dopo 2 anni abbastanza buoni nell’u23 ci siamo resi entrambi conto che i centimetri di altezza che ci mancavano rispetto agli altri team erano troppo determinanti in termini di performance. Cosí esattamente un anno fa d’accordo con la direzione tecnica della fiv sceglievo di cambiare classe e iniziare con il nacra. Guardandomi indietro credo che sia stata una decisione giusta soprattutto perchè presa al momento giusto.

Caterina, com’è stato passare dal 29er al Nacra 17?
Il passaggio dal 29er al Nacra 17 è stato molto impegnativo: il cambiamento più grande è stato ritrovarmi su una barca foiling, un mondo completamente nuovo per me. Provenendo da uno skiff ero già abituata alla velocità, ma sul Nacra ci sono dinamiche e sensazioni totalmente diverse. All’inizio ho fatto parecchia fatica proprio perché, una volta in volo, molte cose risultavano quasi “al contrario” rispetto a una barca tradizionale.
Per fortuna abbiamo potuto contare sull’aiuto preziosissimo di Ruggero Tita e Caterina Banti, che ci hanno permesso di accelerare tantissimo il processo di apprendimento.

Qual è stato il momento che vi ha fatto capire di poter competere ad alti livelli?
CATERINA: In realtà, sin da piccola, già in Optimist, quando ho iniziato a ottenere i primi risultati, avevo le idee molto chiare su ciò che volevo. Questa determinazione mi ha accompagnata anche nel passaggio al 29er e poi nell’opportunità di provare l’FX con Jana Germani, con la quale però non ho potuto proseguire a causa dell’infortunio al ginocchio dello scorso dicembre. Non avrei mai immaginato che il Nacra potesse diventare la mia barca, ma anche lì ho continuato a mantenere la stessa visione e la stessa consapevolezza delle mie ambizioni. È stata proprio questa continuità di obiettivi, più che un singolo momento, a farmi capire che potevo davvero competere ad alti livelli.

FEDERICO: Sinceramente non ricordo un momento in particolare, forse dopo l’europeo di Salonicco. È stata la nostra prima regata insieme, fatta con quasi 0 esperienza alle spalle e chiusa inaspettatamente al Sesto posto. Credo peró che in quel caso come in altri più che aver convinto me stesso abbiamo convinto gli altri del nostro potenziale. Lo dico perchè penso che per me, come per qualsiasi altro atleta, sia necessario essere intimamente convinti di poter competere ad alti livelli sempre, che sia nel breve o nel lungo termine, il mio lavoro quotidiano sarà sempre finalizzato a quello. 

Siete riusciti a mantenere una grande costanza di rendimento: qual è stata la chiave, secondo voi?
CATERINA
: Sicuramente il fatto che andiamo d’accordo ci ha aiutato moltissimo, ma non solo. Siamo entrambi molto ambiziosi e dedichiamo tanto tempo anche al lavoro a terra, cercando sempre nuovi modi per migliorare. Oltre a questo, abbiamo provato a dare il massimo in ogni occasione, non solo in regata, ma anche in ogni singolo allenamento. Questa combinazione di sintonia, impegno e cura dei dettagli è stata, secondo noi, la vera chiave della nostra costanza.

Parlando dell’Europeo Junior: c’è stato un momento chiave che vi ha fatto capire che il titolo era vicino?
Sicuramente il terzo giorno, quando siamo riusciti a performare benissimo anche in condizioni che ultimamente ci erano sfavorevoli, come onda e vento.

In una flotta giovane ma già molto preparata, come siete riusciti a fare la differenza?
Crediamo sia stato importante ed utile conoscere bene i punti di forza che avevamo rispetto ai nostri avversari e di averli usati bene nei momenti importanti. Non siamo i più veloci o i più preparati della flotta ma siamo stati bravi a farci trovare pronti e lucidi nei momenti importanti.

E dal punto di vista mentale, come gestite la pressione in un contesto internazionale di alto livello?
CATERINA: Credo di essere quella che avverte maggiormente la pressione e lo stress tra i due, ma cerco di ripetermi di dare sempre il massimo, di concentrarmi sul momento presente e di non farmi influenzare da ciò che è già successo o da ciò che potrebbe accadere. Inoltre, so che Fede è molto più tranquillo di me, quindi per me è più facile focalizzarmi solo sui miei compiti e su ciò che posso controllare.

Che tipo di preparazione avevate impostato prima del campionato e quanto ha influito sul risultato finale?
CATERINA: Abbiamo seguito il programma di preparazione della Federazione e, oltre agli allenamenti in acqua, ci siamo dedicati con costanza anche al lavoro in palestra. A tutto questo abbiamo aggiunto un impegno personale extra, cercando sempre nuovi modi per migliorare anche al di fuori delle sessioni programmate.

Avete trovato subito una buona intesa in barca: cosa vi completa a vicenda come ruoli e personalità?FEDERICO: Credo che da un punto di vista tecnico siamo fortunati ad essere molto complementari, Cate ha una sensibilità unica ed è determinante per la velocità della barca, grazie a questo io riesco concentrarmi il più possibile sulla tattica. Al di là della fortunata divisione dei ruoli che è stata per noi quasi naturale, credo che la cosa più importante sia la fiducia e il rispetto che ognuno di noi ha nelle capacità dell’altro. Questo non ci rende infallibili anzi, ci permette di sbagliare tanto di più, ma di riconoscere l’errore rapidamente senza mai perdere tempo nel doversi scontrare nel giudizio dell’altro.

In una barca come il Nacra serve fiducia totale: come si costruisce, soprattutto in un equipaggio nuovo? 
FEDERICO: Credo che siamo stati bravi a darci subito fiducia e che questo sia stato possibile perchè siamo entrambi persone molto esigenti, con noi stessi prima che con gli altri. Questo ci permette di essere focalizzati su ció che singolarmente possiamo controllare e migliorarci nelle nostre arie di competenza. 

Quanto è stato importante il supporto di Team Italia, allenatori, preparatori nel costruire questa crescita così rapida?
Il loro supporto è stato fondamentale. La Federazione ci ha aiutato e continua ad aiutarci moltissimo sotto molti aspetti. Siamo anche molto fortunati ad avere due allenatori fortissimi come Gabriele Bruni e Matteo Nicolucci, che lavorano ogni giorno per farci migliorare al massimo, sostenendoci in tutto, non solo in barca ma anche fuori. Oltre a loro, credo che un grande ringraziamento vada anche a Caterina Banti e Ruggero Tita, che ci hanno permesso di accelerare enormemente il nostro percorso di crescita, dedicandoci tantissimo tempo. Senza il loro aiuto, sicuramente non saremmo dove siamo oggi. Inoltre poter lavorare ogni giorno con Gigi Ugolini e Maria Giubilei, Arto e Sofia è per noi un grande privilegio. Ogni giorno in acqua con loro è una possibilità in più per avvicinarci al livello di eccellenza che esprimono quotidianamente. ⁠

Dopo questa ottima stagione, quali sono i vostri obiettivi per il 2026?
FEDERICO: Non abbiamo obiettivi precisi e non sentiamo neanche l’ansia di dover bissare i risultati di questa stagione. Credo che aver fatto così bene quest’anno sia dovuto al fatto che non ci siamo mai fatti condizionare dal risultato finale che avremmo potuto o voluto raggiungere. Continueremo a lavorare sulla performance giorno per giorno e prova per prova in allenamento così come in regata, non senza visione nel lungo termine ma con la consapevolezza che per essere competitivi dobbiamo imparare a vivere al massimo il momento presente.

Federico e Caterina hanno costruito in pochissimi mesi una partnership solida, completa e tecnicamente matura. I risultati parlano da soli, ma ciò che colpisce di più è il loro approccio: determinazione, fiducia reciproca e un lavoro quotidiano orientato alla performance.

Il 2026 li aspetta: e il loro percorso è appena iniziato.

Ufficio Stampa
Associazione Nacra-9er
20 Novembre 2025

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